Notizie Ciclocross

CICLOCROSS ALLE OLIMPIADI INVERNALI?

0%
CICLOCROSS ALLE OLIMPIADI INVERNALI?

Sarà il periodo, saranno le notizie che si susseguono… sarà che siamo appassionati di cx e lo pratichiamo, sarà che alla Cerimonia di apertura di Milano tutti abbiamo pensato a quanto sarebbe stato bello vedere Mathieu Van der Poel con la pattuglia orange (c’è chi lo ammette e chi mente): fatto sta che si è tornati a parlare di Giochi Olimpici Invernali 2030 e della possibilità per ciclocross e corsa campestre di avere la loro “prima volta”.

Non è un caso che David Lappartient, numero uno dell’Unione Ciclistica Internazionale, abbia fatto tappa in Italia in questi giorni, partecipando alla sessione del CIO presieduta da Kirsty Coventry.

Negli ultimi mesi il dibattito si è intensificato e, secondo indiscrezioni internazionali, le federazioni degli sport invernali avrebbero ammorbidito la loro posizione storicamente contraria.

L’idea di inserire il ciclocross come disciplina olimpica invernale ai Giochi del 2030, in programma nelle Alpi francesi, apre uno scenario nuovo: siamo davvero davanti a un possibile cambio di paradigma nel programma olimpico?

Perché il ciclocross è uno sport invernale a tutti gli effetti

Il primo argomento a favore è evidente: il ciclocross nasce e si sviluppa in inverno. La stagione internazionale si svolge tra ottobre e febbraio, su percorsi caratterizzati da:

  • fango
  • prati ghiacciati
  • sabbia
  • neve
  • ostacoli artificiali e tratti da correre a piedi

A differenza del ciclismo su strada o su pista, il ciclocross è concepito per il clima freddo. È, di fatto, uno sport invernale per calendario, condizioni ambientali e cultura sportiva.

 

Il nodo “neve e ghiaccio”: tradizione contro evoluzione

Le principali resistenze all’ingresso del ciclocross nel programma delle Olimpiadi Invernali 2030 arrivano dal fronte delle federazioni storiche – sci, pattinaggio, biathlon, curling, slittino – che hanno ribadito come i Giochi debbano restare una celebrazione di discipline praticate su “neve e ghiaccio”.

In passato, l’inclusione del ciclocross e della corsa campestre era stata definita una proposta capace di “diluire il marchio” dei Giochi Invernali.

Tuttavia, negli ultimi mesi qualcosa sembra essere cambiato. Secondo fonti riportate dalla stampa internazionale, le federazioni sarebbero ora disposte ad accettare l’ingresso delle nuove discipline, a condizione che non vengano richieste ulteriori quote finanziarie al CIO, evitando così una redistribuzione delle risorse economiche.

Un segnale che suggerisce come il vero tema possa essere più economico che identitario.

Uno sport televisivo, dinamico e perfetto per il pubblico moderno

Dal punto di vista mediatico, il ciclocross risponde perfettamente ai criteri richiesti oggi dal movimento olimpico. Le gare durano circa 50-60 minuti, con:

  • ritmo elevato
  • continui cambi di posizione
  • alta componente tecnica
  • forte coinvolgimento del pubblico a bordo pista

Il format compatto e spettacolare si adatta perfettamente alle esigenze televisive contemporanee e alle piattaforme digitali. Le immagini di fango, freddo e neve aggiungono un elemento visivo coerente con l’atmosfera invernale.

Struttura internazionale già pronta per le Olimpiadi

Il ciclocross come disciplina olimpica non significherebbe creare uno sport da zero. La disciplina è già pienamente organizzata sotto l’egida dell’UCI (Unione Ciclistica Internazionale), con:

  • Coppa del Mondo
  • Campionati del Mondo
  • Campionati Europei
  • ranking globale e circuiti prestigiosi

Esiste un sistema competitivo consolidato e un bacino di atleti professionisti pronti al salto olimpico. Il sostegno di figure influenti come il presidente UCI David Lappartient e membri del CIO favorevoli all’apertura dimostra che la proposta ha una base politica concreta.

Parità di genere e sostenibilità: due punti chiave

Il ciclocross è già allineato agli standard moderni richiesti dal CIO:

  • stesso format per uomini e donne
  • identico valore tecnico
  • identico montepremi

Inoltre, non richiede impianti permanenti o infrastrutture costose. I percorsi possono essere realizzati in parchi urbani o aree naturali temporanee, rendendolo uno sport coerente con l’obiettivo di Giochi più sostenibili e meno impattanti. Location come la Val di Sole e Asiago (tanto per citare alcune sedi montane che hanno ospitato eventi negli ultimi anni) dimostrano come, anche in caso di neve o ghiaccio, il ciclocross non perda le sue caratteristiche intrinseche.

L’impatto olimpico: cosa cambierebbe per il ciclocross

L’ingresso alle Olimpiadi Invernali rappresenterebbe un punto di svolta per la disciplina.

L’inclusione olimpica significherebbe:

  • maggiori investimenti federali
  • accesso a fondi pubblici
  • sviluppo dei settori giovanili
  • crescita nei Paesi dove il ciclocross è ancora uno sport di nicchia o nuove possibilità per Paesi emergenti (come quelli africani) che al momento stanno puntando sul gravel ma che, con una prospettiva olimpica, potrebbero orientarsi verso il ciclocross

Atleti e tecnici hanno già sottolineato come lo status olimpico porti visibilità, risorse e legittimazione internazionale. Per una disciplina forte in Belgio e nei Paesi Bassi ma meno diffusa altrove, potrebbe essere l’acceleratore definitivo.

Ciclocross alle Olimpiadi Invernali 2030: siamo a una svolta?

La decisione finale sull’inserimento del ciclocross nel programma olimpico è attesa nei prossimi mesi, a giugno.

Il confronto non riguarda solo una disciplina, ma il futuro stesso dei Giochi Invernali: restare ancorati alla definizione tradizionale di “neve e ghiaccio” o aprirsi a sport invernali per calendario, cultura e identità? Il ciclocross alle Olimpiadi Invernali non è più un’utopia romantica, ma una possibilità concreta. Se l’obiettivo del CIO è rendere i Giochi più dinamici, sostenibili e attraenti per le nuove generazioni, il ciclocross possiede tutte le caratteristiche per farne parte.

La vera domanda ora è una sola: il 2030 sarà l’anno della svolta?

 

- Credit Foto : Val di Sole Bike Land

To Top